I Due Amici – Tiziano e Paolo

Ore 6:45. Suona la sveglia del cellulare sulle note di Be The One dei Dua Lipa.

Allungo il braccio destro verso il telefono e spengo la suoneria.

La prima cosa che vedo appena mi alzo, proprio dritto davanti a me, è il Calendario Filosofico appeso al muro. Ogni giorno stacco il dì che è appena trascorso e leggo la frase dedicata. Oggi dice: <<Goditi le piccole cose perché un giorno ti volterai e capirai che erano grandi>>.

“Lo terrò presente”, dico, tra me e me.

 

Apro la porta della mia stanza e mi dirigo verso la cucina. Ai fornelli, intento a preparare il caffè, trovo Paolo, il mio migliore amico. “Buon giorno” mi dice, dandomi una pacca sulla spalla. “Il caffè è pronto tra poco”.

“Buon giorno, Paolo”, gli rispondo, sorridendogli. Metto la mano tra i capelli e mi siedo a tavola.

“Quanto zucchero?” mi chiede.

“Uno, come sempre”, rispondo. Paolo versa un cucchiaino di zucchero di canna nella mia tazzina del caffè e me la porge. “Grazie”.

Lui fa lo stesso: versa lo zucchero nel suo caffè – due cucchiaini, lo prende come fosse miele! – e mentre lo gira si siede. “Come va oggi?”, mi chiede.

“Uhm” dico, mentre sorseggio. “Come tutti gli altri giorni. Se non mettiamo piede fuori, non possiamo saperlo che giornata ci attende”.

“Saggia osservazione”, dice. “Pare sia una bellissima giornata di sole”.

“Sarà anche una bellissima giornata di sole, ma purtroppo dobbiamo lavorare. Oggi devo parlare con un po’ di persone, prima del grande inizio”.

“Ah, come sei rigido!”, dice, posando la tazzina sul tavolo. “Ti va se andiamo a fare colazione al Roxy Bar?”.

“A patto che sia fare colazione e non importunare le bariste!”, gli rispondo. “Una è fidanzata, l’altra è addirittura sposata!”.

“Ti giuro che farò il bravo!”, mi dice, ridendo.

“D’accordo, allora. Vado a farmi una doccia, te la vedi tu qui?”, gli chiedo, alzandomi dalla sedia.

“Tranquillo, sistemo io. Vado a farmene una anch’io”.

 

Io e Paolo siamo amici da tantissimi anni. Siamo praticamente cresciuti insieme.

Ci siamo conosciuti ai tempi della scuola. Io studiavo Chimica, lui Meccanica. Ci conoscemmo in occasione di una manifestazione scolastica, dove le nostre scuole si unirono in un unico corteo in segno di protesta. Da quel giorno non ci siamo mai persi di vista.

Da bambino avevo un sogno: diventare un imprenditore. Il mestiere di Guardia Giurata non era granché soddisfacente per me, finché non venni a conoscenza di un fondo che lo Stato erogava ai giovani che avessero progetti imprenditoriali. Con l’aiuto di un commercialista, riuscì ad accedere a questi incentivi e decisi di avviare l’attività di albergatore. Paolo, invece, fin da ragazzino era fissato con le moto e le auto. A Napoli aveva una piccola officina. Prospettandosi, però, un futuro lontano dalla città, decise di seguirmi in questa folle avventura. Non avrebbe mai voluto che il suo migliore amico si allontanasse da lui, così mollò tutto per me. Oggi siamo soci in affari. Abbiamo dato vita ad una struttura alberghiera che si trova a pochi passi dal porto di Peschici.

Paolo ha 39 anni, come me. Capelli rasati, occhi scuri, una grande passione per le moto, le donne e il buon cibo. Quando era più giovane, aveva un po’ di pancetta, ma da quando abbiamo iniziato a lavorare insieme, ho imparato a tenerlo a stecchetto e a mangiare pulito.

Io, invece, sono il suo esatto contrario. Sono biondo, occhi verdi, porto i capelli lunghi e il pizzetto.

Sono un malato dello sport. Nuoto, tennis, pallavolo, calcio, insomma, di qualsiasi sport si tratti, io mi ci butto a capofitto. Adoro il movimento, l’essere in forma, praticare la palestra, il mangiare sano. Sono un narcisista, a volte esagero, lo ammetto, ma non c’è verso di cambiarmi sotto questo aspetto.

Dopo aver fatto la doccia, do un’occhiata al cellulare. Nessuna rottura di palle finora. Mentre lavo i denti, osservo la persona riflessa nello specchio. Devo assolutamente andare da Mirko! Ho bisogno di sistemarmi la barba. Non mi piace essere trasandato. Sono un fissato con la pulizia e l’igiene personale. Non potrei mai uscire senza prima essermi lavato e sistemato a dovere. Porto i capelli lunghi e il pizzetto. Avrei voluto essere scuro come Paolo, purtroppo i miei genitori erano chiari, e sono uscito fuori io, che ora sembro Gesù Cristo.

Scelgo di indossare una camicia bianca, con jeans e giacca nera, che si abbina con i mocassini neri. Siamo a maggio, l’aria è calda, ma di primo mattino qui c’è sempre una brezza fresca. Mentre spruzzo addosso Roma di Laura Biagiotti, spunta Paolo. Indossa una maglietta nera a mezze maniche, jeans e giubbino di pelle.

“Sei pronto?”, mi chiede, restando sull’uscio della porta della mia stanza.

“Ho appena terminato.” Come ultimo tocco, indosso gli occhiali da sole, un paio di Ray-Ban nere. “Hai preso le chiavi dell’auto?”.

“Sì, ma guidi tu. Io voglio fumare una sigaretta”.

“Hai comprato le Camel a menta?”.

“Sì, ne vuoi una?”.

“Semmai dopo aver fatto colazione, grazie”.

 

Io e Paolo viviamo insieme in una piccola villetta. Ognuno di noi ha la propria stanza, con bagno annesso, mentre le stanze che condividiamo sono il salotto e la cucina. All’esterno c’è un piccolo giardino con la lavanderia. La mia stanza è posizionata su in mansarda, Paolo è al piano di sotto. La nostra casa si trova a pochi chilometri dal paese. Per raggiungere l’albergo o il paesino, utilizziamo i nostri mezzi. Io uso l’auto, Paolo la sua moto. Sono sempre stato contrario alle due ruote. Per quanto avessi un amico che poteva darmi tutte le sicurezze del mondo, io preferisco di gran lunga le auto.

Aziono il telecomandino e le porte della mia Peugeot 208 sono sbloccate. “Devo portarla a lavare”, dico.

“Tizia’, non ora! Dobbiamo prima fare colazione!”, mi bacchetta Paolo.

“Tranquillo, Pa’, non ne ho alcuna intenzione ora. Ho la camicia bianca!”.

“Se la porti da Vincenzo, non la sporchi la tua bella camicia bianca!”. Prima di entrare in macchina, mi fissa. “Che ti fissi?”, gli domando.

“Hai qualche appuntamento galante tra quelli previsti oggi?”

“A parte Zelinda che insiste per vederci, no, nessuno. Perché mi fai questa domanda?”.

“Potevi metterti la maglietta nera, come la mia, così sembravamo fratelli gemelli”, ride.

“Con questo caldo? Sali, dai”.

Avvio il motore della macchina e in automatico partono le canzoni di Tiziano Ferro, il nostro cantante preferito. Il suo ultimo lavoro discografico, <<Il Mestiere Della Vita>>, è una bomba. Ultimamente abbiamo acquistato anche la versione Urban vs Acustic. Fenomenale. Paolo inserisce la traccia <<A Ti Te Cuido Yo>> e insieme sfrecciamo verso il paese.

Man mano che saliamo su per il paese, appare alle nostre spalle il bellissimo panorama che ogni giorno i turisti e i cittadini hanno la fortuna di poter ammirare: il mare. Oggi è una bellissima giornata di sole.

Quando sono venuto per la prima volta, non ho colto a pieno la bellezza in questo posto. Col tempo, me ne sono innamorato.

 

Parcheggiamo l’auto a ridosso della farmacia e decidiamo di fare due passi prima di arrivare al bar.

Salutiamo Rocco, storico proprietario del bar più rinomato del paese. I negozi sono ancora chiusi. La domenica mattina qui è sempre così, ma non lo sarà ancora per molto. Siamo a Maggio, manca poco all’inizio della stagione estiva. La maggior parte degli abitanti di questo luogo sono imprenditori come noi, e l’estate è l’occasione che più si attende per poter guadagnare qualcosa di più.

Raggiungiamo il Roxy Bar, dove veniamo accolti da Giovanni. “Buon giorno, ragazzi!”.

“Giovanni buon giorno!” rispondo. Paolo, invece, gli stringe direttamente la mano.

“Cosa posso offrirvi?”, domanda Giovanni.

“Siamo venuti a gustare un tuo cornetto, un caffè e un cappuccino”, gli rispondo. “Possiamo accomodarci fuori?”

“Questa è casa vostra, accomodatevi!”. Giovanni ci guida dentro, dove dietro al bancone ci sono sua moglie Carmela e la figlia Luana. Sono indaffarate con i clienti al banco.

Decidiamo di sederci all’angolo più esposto della terrazza. Mentre attendiamo che vengano a prendere la nostra ordinazione, su un altro tavolino c’è poggiata una copia della Repubblica. La prendo ed inizio a sfogliarla, mentre Paolo giocherella col cellulare.

“C’è qualche notizia che ci interessa?”, mi domanda.

“Pare di no”, gli rispondo.

“Buon giorno, ragazzi!”. A salutarci è Carmela, la moglie di Giovanni, il proprietario del bar. E’ una bella donna, dolce, gentile e anche molto simpatica. “Cosa posso prepararvi?”

“Buon giorno, Carmela” rispondo al saluto. “Per me, cornetto alla marmellata, caffè e cappuccino freddo. Tu, Paolo? Cosa prendi?”.

“Lo stesso, grazie”.

“Arrivo subito a servirvi, ragazzi”, ci risponde Carmela.

 

Dopo nemmeno cinque minuti che avevamo ordinato, ecco apparire Carmela con il vassoio. Poggia la nostra colazione sul tavolino e, augurandoci buon appetito, rientra nel locale.

“Pago io”, esclamo. Paolo resta di stucco, col boccone di cornetto che gli va quasi di traverso.

“Perché questa cosa?”, mi domanda.

“Anche se hai proposto tu, oggi pago io, e non si discute”.

“Ok”, dice, con tono rassegnato. “Tizia’, ti sei mai pentito della scelta che hai fatto?”.

La domanda mi coglie impreparato. Bevo un sorso del mio caffè. “No. Perché mai dovrei?”.

“Beh, sai…”, Paolo si interrompe per pulirsi la bocca. “Qui hai vissuto la tua storia d’amore più importante, non hai qualche ripensamento?”.

“Paolo, amico mio…”, sospiro. “Il mio sogno era fare l’imprenditore. Quando sono venuto qui, il mio cervello ha cominciato a frullare sulle varie attività che si potevano svolgere in questo paese, dove c’è tutto e non c’è nulla. Sicuramente l’albergo non era tra le cose che qui non c’erano, ma posso garantirti che non esisteva una struttura come la nostra”. Lo guardo. “Perché mi hai fatto questa domanda?”

“Spesso mi chiedo tu come stai dentro”. A questa affermazione, abbasso gli occhi e tolgo gli occhiali da sole. Paolo riprende a parlarmi. “So cos’hai passato, e ogni giorno che passa non capisco perché hai voluto tornare qui, perché proprio qui hai deciso di avviare questa attività?”.

“Perché, nonostante tutto, questa terra mi ha dato tanto, e poi io me ne sono innamorato. Queste persone, queste strade, questi luoghi mi hanno insegnato tantissimo, e non è giusto che debba cancellarla dalla mia vita per sempre perché una singola persona mi ha fatto del male”.

 

To be continued…

Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere

Martedì 26 febbraio 2019. Il Calendario Filosofico, alla giornata di oggi, dice “Domani sarò ciò che oggi ho scelto di essere” [cit. James Joyce – poeta e drammaturgo irlandese].

Ed è proprio da una convinzione del genere che ho deciso di agire.

Nella primavera del 2015 mi tatuai una frase sull’avambraccio sinistro, “Le cose cambiano”, ispirato ad un libro, cui ho assistito alla sua presentazione il 7 dicembre 2013, che ha contribuito alla mia presa di coscienza e dell’accettazione permanente della mia omosessualità.

Il libro, edito dalla ISBN Edizioni e sponsorizzato dal Corriere della Sera dalla rubrica “La27esima Ora”, è frutto di tante testimonianze relativo al “coming out, conflitti, amori e amicizie che salvano la vita”: “uomini e donne gay ed etero che parlano a cuore aperto, condividono le loro vittorie e fanno una semplice, importantissima promessa: le cose cambiano, presto andrà tutto meglio” [cit. New York Times].

Il ricavato della vendita del libro è stato devoluto all’Associazione no profit Girls and Boys, promotrice del progetto Le Cose Cambiano.

Ma io… Chi ho scelto di essere oggi?

Oggi ho scelto di essere una persona vera. Una persona che non ha bisogno di nascondersi, di avere paura, di parlare, di sbagliare. Oggi ho scelto di essere me stessa.

Se fino al 2015 io nascondevo la mia natura di omosessuale, oggi non voglio più farlo. Sono fiera di dire che sono omosessuale, perché non c’è nulla di male in questo. Nessuno può venire a sindacare ciò che io faccio nel mio intimo privato, né può additarmi come una dannata, o come uno scherzo della natura.

Io sono Rossana, sono attratta dal sesso femminile, e sono così dalla nascita.

La persona di prima era timida, riservata, impacciata, si vergognava di chiedere anche un bicchiere d’acqua. Aveva paura del giudizio degli altri. Temeva che le venisse fatto del male fisico. Era insicura, non credeva in se stessa, era sfiduciata verso il mondo e verso i suoi coetanei, perché li vedeva frivoli ed incapaci di essere persone perbene, che contribuissero a voler cambiare il mondo, come voleva lei.

La persona di prima non usciva mai. Aveva degli amici che le volevano bene, ma ci non usciva per paura. Di cosa? Non lo so, ma aveva paura. Si rinchiudeva nel suo mondo fatto di libri, film, scritti e sport. Quando si trattava di giocare a tennis, Rossana era la persona migliore di questo mondo. Si trasformava in un’altra.

La Rossana di oggi, invece, è una persona totalmente diversa.

Ciò che ha contribuito di più al mio cambiamento sono state sicuramente le difficoltà che ho incontrato lungo il cammino della mia vita.

Ho dovuto superare lutti, incendi, delusioni amorose. Tutto ciò ha contributo alla mia crescita personale, che ha portato ad una consapevolezza ancora più ferma del mio essere omosessuale.

Oggi ho scelto di essere me stessa.

Mi alzo quasi tutte le mattine alle ore 6:45. Nella mia stanza ci sono tre stampe su tela di firmacopie a cui ho assistito, oltre a libri, CD, DVD, poster, quadri, peluche, calendari e tutto quanto riguardi il mare.

La prima cosa che faccio al mattino è quella di sfogliare il Calendario Filosofico e vedere quale frase riserva per quella giornata, dopodiché mi reco in cucina per accendere il fornello del gas e mettere a fare la macchinetta del caffè: come si può vivere senza una buona tazza di caffè alla mattina?

Mentre attendo, mi preparo la colazione. Lo considero il pasto più importante della giornata: senza di esso, non si hanno le energie giuste per affrontare il presente che ci aspetta. Ed ecco spuntare i miei genitori; generalmente si presenta prima mio padre e poi mamma, raramente capita il contrario.

Si prende il caffè insieme e si ascoltano le notizie al telegiornale. Una volta terminata la colazione, esco fuori al balcone a fumare una sigaretta. Adoro quel momento: mi piace annusare l’odore dell’aria mattutina, mi fa sentire viva!

Terminata la sigaretta, doccia, mi preparo e via, scendo da casa per affrontare una nuova giornata!

Le mie giornate, da qualche tempo a questa parte, sono tutte accompagnate dal sorriso. “Ragazza color autunno non sarò più!”, dice Alessandra Amoroso in La Stessa. Ed è anche grazie a lei se oggi sono una persona migliore. Questo brano, ascoltato più di una volta, mi ha dato la forza di affrontare ogni singolo giorno, ogni istante in modo sereno, pacifico, gustandone ogni momento, ogni attimo. Perché la vita è una, e va vissuta senza remore!

E’ questa la persona che ho deciso di essere oggi. Una persona allegra, solare, sempre disponibile, dolce, premurosa, che si batte per gli altri quando necessario, che cura i valori della vita come l’amicizia, l’amore, che vuole nutrirsi di rispetto, che non vuole mai più calpestare la sua dignità. Una persona che vuole divertirsi, viaggiare, scoprire cose nuove, leggere di più, scrivere, ascoltare musica, mangiare del buon cibo… VIVERE (…perché il segreto è vivere a colori)!

Perché fare coming out?

Sabato 23 febbraio 2019, dalle ore 18:00 alle ore 20:00, si terrà, presso la sede, “L’Angolo Viola”, a cura dell’Associazione Lesbica Femminista Italiana (di seguito, ALFI).

L’Angolo Viola è uno sportello di auto-aiuto (così denominato sul sito Internet dell’Associazione https://www.associazionelesbica.it) dove c’è la possibilità di incontrare nuove persone, fare amicizia o, semplicemente, chiedere aiuto per un problema personale; gli incontri si svolgono presso la sede, sita a Napoli, Vico San Geronimo, n. 17.

Tema di questo Angolo Viola è “Perché fare coming out”. Innanzitutto, cos’è il coming out?

Nel mondo LGBT l’espressione #comingout è usata per indicare la decisione di dichiarare apertamente il proprio orientamento sessuale o la propria identità di genere (fonte Wikipedia https://it.wikipedia.org/wiki/Coming_out).

Coming out significa “venire fuori”, “esporsi”, “dichiarare” al mondo che si amano le persone dello stesso sesso. Ma perché fare coming out?

Ognuno di noi omosessuali ha una diversa idea del coming out. C’è chi preferisce restare nell’anonimato e non esporsi, chi vuole dichiararsi, chi decide di dirlo solo ad uno stretto giro di persone.

Molte persone dello spettacolo, del cinema, della musica, pur essendo omosessuali, hanno deciso di tenere riservato questo aspetto, che è puramente personale, certo, nulla da dire contro chi è fermo sulla convinzione che debba restare una cosa privata. E perché mai, invece, altri personaggi famosi hanno deciso di rendere pubblica un qualcosa che è, nel mondo attuale, così delicato?

E’ questo l’interrogativo che verrà posto all’Angolo Viola di domani 23 febbraio. Perché è importante per gli omosessuali fare coming out?

Prima di raccontare il mio punto di vista, tengo a precisare che sono molto contenta di essere socia di questa Associazione, e spero di poter contribuire, al massimo delle mie possibilità, alle attività socio-culturali che la stessa si impegna ogni giorno a realizzare, affinché le discriminazioni, le violenze, e ogni genere di comportamento sgradevole venga più fatto nei confronti delle lesbiche, e, per estensione, alla comunità LGBT.

…Perché ho scelto di fare coming out?

Per chi non lo sa, le fasi dell’omosessualità si differenziano in:

– fase uno, la consapevolezza: scoprire di essere omosessuali, di avere un qualcosa che va l’oltre l’ordinario collettivo e che ti rende “speciale” rispetto alle altre persone non è sempre una passeggiata. Molte persone, come anche me, hanno dovuto grandi sofferenze;

– fase due, l’accettazione verso sé stessi: diversamente dalla scoperta, l’accettazione della propria condizione di omosessuale è forse la fase più importante. Accettare sé stessi è la chiave per la felicità e serenità interiore;

– fase tre, il coming out: una volta accettati, si è pronti per poter intraprendere qualsiasi tipo di rapporto ed immettersi nella società.

Ogni omosessuale presente su questa Terra ha dovuto affrontare tutte, o almeno una, di queste tre fasi.

Personalmente, è stata molto ma molto dura da affrontare. Me ne sono accorta all’età di circa 8-9 anni, quando iniziai ad avvertire una certa attrazione per le donne. Non guardavo i maschietti, ma mi attiravano le attenzioni e le coccole delle donne, in particolare, di quelle più grandi, più “femminili”, più “mature”.

Se guardavo un film, concentravo la mia attenzione sulle donne protagoniste. Se leggevo un libro, immaginavo la donna che veniva descritta tra le righe e me ne innamoravo ad ogni pagina che sfogliavo. Se guardavo un cartone animato, invidiavo il principe che baciava e stringeva a sé la principessa. Mi accorsi di avere questa grande ed irresistibile attrazione verso le donne quando, all’età di 11 anni, mi innamorai di una amica di mia cugina. La ragazza in questione si chiamava Maria, e veniva soprannominata come “Maria la ballerina”, poiché amava la danza ed era una professionista. Aveva gli occhi azzurri, capelli castani ed un fisico invidiabile. Aveva all’incirca 3 o 4 anni di differenza con me, era più grande e ogni volta che veniva a trovare mia cugina, io la guardavo incantata: potevo restare anche zitta per tutto il tempo, l’importante per me era ammirarla, in tutto il suo splendore.

Col tempo, crescendo e frequentando la scuola, le cose cambiarono. Iniziai ad avvertire quella sensazione di attrazione sempre più forte, e cercavo di nasconderla, poiché non sapevo nemmeno io bene cosa mi stesse succedendo. Vivevo in una situazione di stallo totale, senza sapere davvero cosa fare, con chi parlarne, ma, soprattutto, come affrontare la cosa.

Decisi, così, di dirlo ad una compagna di banco. Lo dissi, però, alla persona sbagliata. Ricordo tutto benissimo, come se il tempo non fosse mai passato. Nel giro di poche settimane, tutta la scuola seppe della mia omosessualità. Non davo molta importanza a ciò che mi veniva detto alle spalle, anzi, non sapevo nemmeno come difendermi. Ora che ci penso, sono stata davvero brava a non farmi condizionare dalle maldicenze. Molti miei coetanei probabilmente si sarebbero suicidati.

Prima o poi, però, volenti o nolenti, si cresce, e si cambia. Iniziai, quindi, a farmi rispettare da tutti coloro che avessero qualcosa da dire nei miei confronti. Utilizzai dapprima il rendimento scolastico: andando bene in quasi tutte le materie, tutti i miei compagni di classe, a cominciare dai più ciucci, mi chiedevano aiuto nei compiti in classe o durante le verifiche scritte. Non soddisfatta, passai al metodo sportivo: prima con la pallavolo, poi con il ping pong e, successivamente, con il calcio, diventai un punto di forza in qualsiasi disciplina. Per la pallavolo, davo il mio contributo giocando in difesa e battendo il primo pallone. Spesso le mie battute non riusciva a contrastarle nessuno, e molti punti venivano fatti così, avvantaggiandoci nella partita. Con il ping pong, essendo già una giocatrice di tennis, me la cavavo più che bene, e battermi era davvero difficile, così i miei compagni di classe mi sfidavano per tentare di umiliarmi e farmi perdere. Con il calcio, invece, ebbi una grandissima soddisfazione. La mia classe vinse il torneo interno relativo ad un ulteriore torneo che si teneva extracurriculare, e che era organizzato dalla Coca Cola. Non vincemmo il torneo, ma avemmo la grande soddisfazione di rappresentare la nostra scuola in quella gara. Nel torneo interno, fui classificata come uno dei migliori portieri. Fu da lì che iniziai ad ottenere rispetto da parte degli altri miei compagni di scuola.

In tutto questo, nella mia famiglia nessuno sapeva niente. Qualcuno aveva sospettato, ma nessuno aveva mai avuto certezze.

Anno 2010. Iniziai a lavorare presso uno studio legale. Per andare a lavoro non vestivo di abiti particolarmente scollati o femminili, anzi, ero molto sportiva nel mio abbigliamento, ma nemmeno i miei datori di lavoro ha mai fatto obiezioni, fino a che, un bel giorno del 2012, dopo due anni, uno dei miei due capi mi disse: “Io lo so che Voi (mi dava del Voi!) siete omosessuale, è inutile nasconderlo, si vede da come vi vestite. Non avete mai portato una gonna, non vi truccate… E’ chiaro e palese che siete così”. Nella mia mente pensai: “Oh cazzo, questo ha scoperto tutto!” e partirono pensieri relativi ad un possibile licenziamento o di discriminazioni sul luogo di lavoro.

E invece no.

Il mio datore di lavoro mi disse: “Ma perché non lo dite a casa? Cosa avete fatto di male? Vi drogate, fumate, rubate? No! Quindi? Perché non dirlo? Di cosa avete paura?”.

Avevo provato, anni prima, a rivelare il mio status, ma fallì.

Ho fatto, per circa 15 anni, campeggio in un villaggio sito a Marina di Camerota. E’ stato, e lo sarà per sempre, il luogo del mio cuore. Lì ci sono cresciuta, ci andavo ogni estate da quando avevo 10 anni. Nell’anno 2008, in occasione della venuta nel villaggio di due ragazze accampate in una tenda, trovai il coraggio di dire a mia madre che ero omosessuale. Risultato? Non mi guardò in faccia per i successivi 3 giorni. “Ma sei sicura?” – e io “Sì mamma, lo so da quando ho 9 anni”. Lei, interdetta, mi disse: “Può darsi che sia un momento di confusione… Stai tranquilla, non dirò nulla a tuo padre”. Nel passar del tempo, però, alcuna domanda mi venne più fatta in merito alla mia situazione sentimentale.

In questi lunghi anni passati a lavorare nello studio legale, ho potuto constatare che le parole dell’avvocato non erano poi così sbagliate! Ciò che mi mancava, però, era il coraggio di poter affrontare questa cosa a casa, e al mio fianco, all’epoca, non avevo una fidanzata all’altezza che potesse aiutarmi nell’impresa.

Terminata la relazione con questa ragazza (di cui i miei avevano capito qualcosa), passato il periodo di stallo in cui finalmente ritrovai me stessa e la mia pace interiore dopo 4 anni burrascosi, arrivò, nella mia vita, quella che poi, l’11 aprile 2017, diventò mia moglie. Lei fu costretta a fare coming out a causa di eventi straordinari che la portarono a farlo forzosamente. Spinta, invece, dalla forza dell’amore che avevo per lei, decisi di farlo anch’io.

Mia madre si sentì sollevata. “Io l’ho sempre saputo”, mi disse. Quella sera, ricordo, eravamo sedute sul divano, davanti alla TV. Ero agitata, non sapevo come dirglielo, e allora, d’improvviso, colsi la palla al balzo e le raccontai tutto. All’epoca, purtroppo, avevo la mia ex fidanzata che mi stalkerizzava poiché non accettava la fine della nostra relazione. Sapendo che io avevo il terrore di rivelarmi ai miei, minacciava di raccontare la verità non solo alla mia famiglia ma anche a tutto il vicinato. Dopo averle raccontato tutto, mia madre mi strinse a sé e mi rassicurò. L’ostacolo fu mio padre che, dapprima, non mi guardò in faccia per molto tempo, poi, dopo una lunga chiacchierata con mia madre, si convinse e, finalmente, abbandonò qualsiasi pregiudizio nei confronti degli omosessuali.

Ricapitolando… Perché fare coming out?

La mia risposta è molto semplice. Fare coming out, per me, vuol dire essere sé stessi, senza bisogno di nascondersi. E’ sentirsi liberi di poter esprimere la propria sessualità senza sentirsi addosso il peso del pregiudizio. Certo, anch’io, come tutti, ho dovuto camminare parecchio per arrivare a questa consapevolezza, ma una volta acquisita, ogni passo fatto in passato ti sembrerà stupido, e ci riderai su.

Mi presento…

Ed eccoci arrivati alle #presentazioni.

Mi chiamo Rossana (per gli amici sono Ross, Roxy, Rossy, Ro, dipende dalle casistiche), sono una ragazza napoletana di circa 29 anni, da compiere il prossimo marzo.

Sono #omosessuale dalla nascita (ma come, non ci si diventa?) e lo scopo dell’apertura del mio blog è essenzialmente perché voglio che questo spazio virtuale possa essere oggetto di confronto per tutte quelle persone che ne vogliono sapere di più. Ciò non vuol dire che in questo sito io inserirò essenzialmente i cazzi miei, anzi, cercherò di variegare le tematiche e i contenuti di ogni post, cercando di tenere fede a dei giorni prestabiliti dove poter dedicare il giusto tempo ad ogni cosa.

Il mio blog sarà così strutturato: come potete vedere già dal primo rigo, ho inserito un hashtag davanti alla parola “presentazioni”. Ci saranno delle parole chiave in ogni mio post (in questa piattaforma si chiamano “categorie”), che vanno, appunto, dalle presentazioni (libri, persone, personaggi, etc.), alle argomentazioni specifiche (vedi la parola “omosessuale”), alle storie da me inventate. Per quest’ultimo aspetto, ci tengo a precisare che, come ho anche detto nel post iniziale, questo spazio è sì un “luogo” virtuale dove avere confronto ed informazione su tematiche LGBT e sulle notizie attuali, del nostro tempo, ma è anche da considerarsi uno spazio personale, dove potrò pubblicare i miei scritti, i miei pensieri, le mie “osservazioni”, le mie prediche, i miei sfoghi.

Ritengo che Internet sia un mezzo di comunicazione molto potente, da saper sfruttare appieno. Come, infatti, recita l’articolo 21 della nostra Costituzione Italiana: «Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure». Ciò vuol dire che ho diritto ad esprimere i miei pensieri e la mia opinione tramite uno spazio virtuale assolutamente gratuito e libero, e nessuno può censurare i miei contenuti, ma solamente in caso in cui io eserciti questo diritto in malo modo, ovvero tramite diffamazione.

In passato sono già stata una #blogger, ma ero una #scrittrice freelance, scrivevo cose fantasiose, a volte senza cognizione di causa. Ero semplicemente piccola, ingenua, un’adolescente persa nei suoi pensieri e sogni. Lo siamo stati un po’ tutti, no?

In 29 anni di vita, ho potuto constatare ed assaporare sulla mia pelle gioie e dolori, #esperienze positive e negative, episodi di #bullismo, il #comingout ai tempi della scuola e quello fatto dopo un po’ di tempo, ho vissuto il periodo dell’approvazione della legge sulle #unionicivili, della #stepchildadoption. Posso dirvi un bel po’ di cose, insomma.

Vorrei anche informare i miei lettori che il mio blog lo trasformerò in un luogo molto funzionale. Se avrete bisogno di contattarmi in privato, potrete farlo tramite la mail; se volete ascoltare della musica, farò in modo da mettere un lettore multimediale; inserirò foto; cercherò, insomma, di rendere questo spazio un qualcosa di piacevole da visitare.

Lo scopo di questo blog sarà quello di dare una voce a tutte quelle che sono le iniziative, ad esempio iniziative territoriali come luoghi di incontro, iniziative di tipo editoriale (presentazioni di libri a tema), ma anche condividere quelle che sono state le mie esperienze.

Sono tesserata all’Arcigay di Napoli (senza, però, essere attivista) e un lasso di tempo inferiore, ma non meno importante, all’Associazione ALFI (Associazione Lesbica Femminista Italiana) di Napoli, denominata “Le Maree”.

Di questo mio essere “parte” di queste Associazioni, per quanto non sia attivista, o perlomeno non ho ancora avuto modo di esserlo, ne sono molto orgogliosa, ed invito tutti coloro che hanno, sul territorio locale, un’associazione LGBT ad iscriversi e ad essere partecipi, in qualche modo, alle attività che vengono proposte.

Personalmente mi ritengo un’attivista ogni giorno. Faccio valere quella che è la mia libertà sessuale ogni istante della mia vita, facendo ogni volta coming out con chiunque incontro, che sia un datore di lavoro o una nuova persona da conoscere. Bisogna che sia chiaro il concetto: le persone denominate (mi verrebbe da dire “etichettate”…) come “gay” o “lesbica”, alla fine della fiera, sono persone normalissime, come tutte quante le altre, semplicemente, a differenza degli altri, amano esseri umani dello stesso sesso, ma ciò non vuol dire che, per questa nostra “scelta” (che poi scelta non è, e ne parlerò di questa cosa, assolutamente!), dobbiamo essere trattati diversamente o come “malati”.

Nessuno deve sindacare nel nostro intimo privato. Ognuno è libero di fare ciò che vuole, siamo in una società democratica fortunatamente: l’importante è non arrecare dolore al prossimo.

Amore Arcobaleno – Lo scopo di questo blog

Ho deciso di raccontare la mia vita “arcobaleno” mediante la stesura di questo blog perché vorrei dare un messaggio chiaro e forte a questa società: gli omosessuali esistono, e non da oggi, ma da sempre.
Cercare di nasconderlo non serve.
Le persone omosessuali, prima di venire etichettate come tali, sono, appunto, innanzitutto persone.
Come gli eterosessuali, anche noi mangiamo, beviamo, respiriamo, leggiamo, scriviamo, parliamo. Siamo cittadini nei confronti dello Stato, quindi lavoriamo, paghiamo le tasse, le bollette, e con i soldi che guadagniamo cerchiamo di vivere la nostra vita, un po’ come tutti al giorno d’oggi, sopravvivendo alla quotidianità.
Qual è la differenza che ci caratterizza dalle persone eterosessuali…? Nessuna!
L’idea nasce dal bisogno di condividere esperienze, informazioni, ma soprattutto a dare la forza a tutte quelle persone che, ancora oggi, si nascondono, condizionate da maldicenze popolari stupide, da pregiudizi e luoghi comuni che, spesso, non sanno di colpire nell’animo più profondo di tutte quelle persone che fanno ancora fatica ad emergere.
Il blog è uno strumento gratuito, semplice, facilmente rintracciabile e consultabile da qualsiasi tipo di mezzo da voi utilizzato, quindi computer, smartphone, tablet.
Mediante questo spazio virtuale, cercherò di raccontarvi storie, esperienze, condividere eventi e presentazioni, ma soprattutto iniziative organizzate dalle associazioni culturali, assolutamente no profit, a cui personalmente sono iscritta, che si battono ogni giorno per l’uguaglianza, la legalità, l’informazione, per dare aiuto a tutti coloro che ne hanno bisogno per il tramite degli sportelli dedicati ad ogni singolo caso, dal maltrattamento al mobbing sul luogo di lavoro, alle discriminazioni, alle violenze fisiche e psicologiche.
Sarà anche uno spazio personale. Vi racconterò delle mie esperienze, vi scriverò delle mie storie, pubblicherò qualche mio racconto fantastico (adoro scrivere piccole narrazioni fantasiose!), ma, soprattutto, la cosa verrà strutturata secondo diversi punti di vista. Scoprirete spesso cambi di musica e di tema, poiché mi piace cambiare, cercherò di sfiziarmi spesso con i cambi di look, perché, ricordate… Il cambiamento è vita. Le cose cambiano… Basta volerlo!

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